Massimo Coppo canta per le strade e le piazze di Assisi questo canto

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- Si aggira nella nebbia come una visione, sfida il gelo a piedi scalzi, vestito con un sacco di juta. Ha l'aria spaesata del "poverello" risorto Massimo Coppo. - Dalla rivista ERA 2000, Dicembre 1999 / Gennaio 2000

Massimo Coppo oggi

Passaggio nascosto ad Assisi
 

Assisi, Assisi, tu ora non lo sai,
c'è un passaggio nascosto
per l'Assisi di San Francesco.
Assisi, Assisi, tutto il mondo guarda te,
ritorna al tuo Dio!

In questa città Francesco abbandonò
le sue ricchezze e nudo si spogliò;
vestito di sacco in piazza abbracciò
la lieta sorella povertà,
offrendo la sua vita a Cristo.

Lo Spirito del Signore lo trasformò:
una vita di penitenza abbracciò,
soffrendo per la Chiesa del suo Signor,
E In sogni e visioni Dio gli parlò,
per mezzo di lui prodigi operò.

Lo Spirito di San Francesco aleggia,
aleggia ancora sopra questa terra.
Morendo San Francesco ti benedì;
speranza del pellegrino sei tu,
che viene a cercare qui Gesù.

Assisi, Assisi, tu ora non lo sai,
c'è un passaggio nascosto
per l'Assisi di San Francesco.
Assisi, Assisi, tutto il mondo guarda te,
ritorna al tuo Dio!


Un chiarimento scritto da Massimo Coppo stesso sulla Missione "Assisi Assisi!"

San Francesco si schierò apertamente e indissolubilmente dalla parte dei poveri; volle che i suoi frati si chiamassero “minores” e, come si legge nei suoi scritti, dovevano essere lieti di vivere “tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada". Di mendicanti ad Assisi ne conosco due o tre, siamo diventati amici, e mi sento “onorato” della loro amicizia. Io mendicante non sono, il mio chiedere - e ricevere - offerte è in relazione a un libro che ho scritto (uscito in prima edizione nel 2007 a cura del Cesvol - Centro Servizi Volontariato di Perugia) “Dalla Terra di Assisi lo Spirito di Profezia su crollo dell’economia”: tradotto in Inglese - e ora in Francese - me lo apprezzano in tanti.

Da anni sto sempre ad Assisi, pur essendo poco distante dalla mia comunità “Famiglie di Betlemme” a Rocca Sant’Angelo - 12 chilometri da Assisi -, dove torno soltanto una o al massimo due volte alla settimana, per poche ore, per improrogabili adempienze. La gente mi chiede perché porto il sacco e, d’inverno, se non sento freddo ai piedi. Rispondo che non sono un fachiro, un po’ di freddo lo sento, ma lo offro a Dio. Ben altre le penitenze che offrivano Francesco e i suoi a Dio, per adempiere il mandato di “riparare la casa di Gesù Cristo”, la Chiesa. La notte sto sotto i portici della Basilica del Santo, ogni tanto viene qualcuno a trovarmi, preghiamo, condividiamo, “cospiriamo” perché si rinnovino in Assisi i prodigi di amore, guarigione, salvezza e lode dell’Assisi antica.

Certo il mio abito evoca quello portato - ben più degnamente - da Francesco e i suoi; e come fu per Francesco, lo scopo ultimo della mia missione ad Assisi è l’amore e il bene della Chiesa. Negli ultimi tempi Papa Benedetto XVI ripetutamente esortò a fare penitenza per la Chiesa, sempre più perseguitata da fuori, ma anche dall’interno, da parte di quei falsi ministri che lo stesso Papa definì come i veri nemici della Chiesa. Rispetto però allo scenario in cui visse e operò San Francesco, siamo ormai agli ultimi tempi, è iniziata quella “grande tribolazione” di cui ha parlato Gesù in quel Suo tanto negletto e frainteso “discorso profetico”:  in cui ha elencato i “segni” che precedono il Suo ritorno, ci sono tutti! Ed ecco perché, nelle proclamazioni che faccio a voce alta per le strade e le piazze di Assisi - a volte un canto, o una lettura degli scritti di San Francesco - condivido anche brani delle profezie avute da Marcello Ezechiele, l’uomo a cui devo di essere rientrato nella Chiesa Cattolica, e a cui il Signore ha dato - in periodi di penitenza e malattia - rivelazioni che non hanno uguali nella Chiesa: su Roma, sul Vaticano, su Assisi, sul crollo dell’economia.

E proprio questo "profeta di Assisi", mosso dallo Spirito di Dio, mi suggerì di recarmi a Piazza San Pietro nei giorni del Conclave a pregare lì, su una chiavica, per un Papa francescanamente povero e vicino ai poveri. E fu "Papa Francesco"!

 

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