International version
 


Dicembre 2011

Dalla rivista "il cittadino"



 



Non sono un mendicante, non lo dico perché essere mendicante la consideri una vergogna, tutt’altro. I mendicanti – quelli veri – sono una categoria “privilegiata” agli occhi di Dio. Nella “parabola del ricco e del povero” riportata dal Vangelo di Luca, prezioso e illuminante squarcio nella vita dell’aldilà, il povero ha un nome - Lazzaro - il ricco rimane nell’anonimato.
Il povero sta in Paradiso, consolato dai mali sofferti nella vita terrena. Come mai divenne povero, non lo sappiamo: fallimento economico, dissesti familiari?
Chissà; ma certo ha avuto in terra la sua parte di tribolazioni; e ora sta in quel “Regno dei Cieli” che, nella prima delle beatitudini, Gesù ha assicurato che spetta ai poveri mentre, ha avvertito, “difficilmente un ricco entrerà nel Regno dei Cieli” (San Matteo 19:23). E con i poveri si schierò apertamente e indissolubilmente San Francesco; che volle che i suoi frati si chiamassero “minores” e, come si legge nei suoi scritti, dovevano essere lieti di vivere “tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada". Di mendicanti ad Assisi ne conoscono due o tre, siamo diventati amici, e mi sento “onorato” della loro amicizia. Io mendicante non sono, il mio chiedere - e ricevere – offerte è in relazione a un libro che ho scritto (uscito in prima edizione nel 2007 a cura del Cesvol – Centro Servizi Volontariato di Perugia) “Dalla Terra di Assisi lo Spirito di Profezia su crollo dell’economia”: tradotto in Inglese - e ora in Francese - me lo apprezzano in tanti.

Da un anno sto sempre ad Assisi, pur essendo poco distante dalla mia comunità “Famiglie di Betlemme” a Rocca Sant’Angelo – 12 chilometri da Assisi -, dove torno soltanto una o al massimo due volte alla settimana, per poche ore, per improrogabili adempienze. La gente mi chiede perché porto il sacco e, d’inverno, se non sento freddo ai piedi. Rispondo che non sono un fachiro, un po’ di freddo lo sento, ma lo offro a Dio. Ben altre le penitenze che offrivano Francesco e i suoi a Dio, per adempiere il mandato di “riparare la casa di Gesù Cristo” , la Chiesa. La notte sto sotto i portici della Basilica del Santo, ogni tanto viene qualcuno a trovarmi, preghiamo, condividiamo, “cospiriamo” perché si rinnovino in Assisi i prodigi di amore, guarigione, salvezza e lode dell’Assisi  antica.

Ma ieri mattina sono venuti a trovarmi i carabinieri, mi hanno caricato sulla loro auto e portato al comando, e fatto il verbale che la redazione dell’Associazione IACA ha voluto riportare qui insieme a queste mie righe.

Avrei molto da aggiungere, ma per amor di chiarezza verso quanti mi hanno visto portare via dai carabinieri, e verso quanti in Assisi ormai da tempo mi vedono in questa mia veste penitenziale, voglio dire almeno questo. Certo  il mio abito evoca quello portato – ben più degnamente – da Francesco e i suoi; e come fu per Francesco, lo scopo ultimo della mia missione ad Assisi è l’amore e il bene della Chiesa. Negli ultimi tempi il Papa ha ripetutamente esortato a fare penitenza per la Chiesa, sempre più perseguitata da fuori,  ma anche dall’interno, da parte di quei falsi ministri che il Papa ha detto essere i veri nemici della Chiesa. Rispetto però allo scenario in cui visse e operò San Francesco, siamo ormai agli ultimi tempi, è iniziata quella “grande tribolazione” di cui ha parlato Gesù in quel Suo tanto negletto e frainteso “discorso profetico”:  in cui ha elencato i “segni” che precedono il Suo ritorno, ci sono tutti! Ed ecco perché, nelle proclamazioni che faccio a voce alta per le strade e le piazze di Assisi - a volte un canto, o una lettura degli scritti di San Francesco – condivido anche brani delle profezie avute da Marcello Ezechiele, l’uomo a cui devo di essere rientrato nella Chiesa Cattolica, e a cui il Signore ha dato – in periodi di penitenza e malattia – rivelazioni che non hanno uguali nella Chiesa: su Roma, sul Vaticano, su Assisi, sul crollo dell’economia. E Proprio una di queste profezie avevo appena finito di proclamare, a voce alta, sulla Piazza Inferiore della Basilica di San Francesco, quando poi sono venuti i carabinieri: una casualità?
 

Massimo Coppo

 

19/11/2011

Messaggio scritto da Andrea Pivetti a Massimo Coppo:

Sembra una barzelletta sui carabinieri... Prendiamo quanto accaduto con umorismo. Spero che le forze dell'ordine si impegnino anche in azioni più utili... Poi il mendicante non sei tu ma tanti pellegrini che vanno ad Assisi alla ricerca di qualcosa, a mendicare un po' di verità perchè ne sono privi. La vera ricchezza è il tuo libro, non i pochi euro che ti danno di offerta. E' una questione di punti di vista... Gli uomini adorano il dio denaro, la loro ricchezza sono i soldi e dove c'è la loro ricchezza c'è anche il loro cuore. Coraggio Massimo, avercelo il coraggio che hai tu !
 

 

 


05/04/2011

Sto facendo una pausa in un suggestivo angolo del vicolo di Sant’Andrea, che dalla via San Francesco sale alla chiesa di Santa Margherita. Molti fotografano quelle strette scalette che salgono in alto, anche perché dove iniziano c’è da una parte la nota Loggia dei Mastri Comancini, dall’altra una bella fontanella  d’acqua potabile. Ma è sera, non ci sono più passanti in giro, tra poco io ridiscenderò il vicolo per sistemarmi sotto i portici del Sacro Convento di San Francesco dove mi rendo presente ogni sera dalle 21 e mezza, e dove ogni tanto viene qualcuno (assisano o turista-pellegrino), anche a notte fonda, per parlare un po’, pregare… cospirare perché riviva l’Assisi antica, l’Assisi di San Francesco. Vedo passarmi davanti un giovane con un giaccone scuro, piccolino, con gli occhiali (saprò poi che si chiama Gianfranco, è di Salerno): sta recandosi al convento delle Suore Angeline, dove è ospite per un paio di settimane.
Nel vedermi inaspettatamente seduto lì da una parte, vestito di sacco e con la bisaccia accanto, dà in un sussulto. Ci scherzo sopra: “Mi dispiace ti sia spaventato. Tu pensa che noi, parlo della comunità di cui faccio parte, salutiamo dicendo  Amore e Pace!”. Altro che spaventare …
Fraternizziamo, gli parlo della comunità, del “profeta” - Marcello Ezechiele - che l’ha fondata nel 1980, delle profezie che ha avuto, di come quella che ebbe nel 1995 sul crollo dell’economia si stia realizzando sorprendentemente in questi giorni anche per quanto riguarda la crisi nord-africana: “vedo una carovana di profughi in lutto” - aveva scritto Marcello Ezechiele nel 1995, convalescente da una gravissima malattia  - “malati, feriti, impiccati … portate acqua! Portare pane ai fuggiaschi! Perché non languiscano e muoiano! ...”

“Ma lo sai” -  mi dice Gianfranco  -  “che da un po’ di tempo sto avendo dei sogni apocalittici ? Eppure non sono credente  -  Ma anche dei miei amici mi dicono di avere sogni del genere …”
“Ma come fai a dire che non credi, quando in te stesso stai vivendo questi segni della benevolenza di Dio, che ci avverte di quello che sta per avvenire, perché ci ravvediamo, e lo preghiamo e Lui ci salvi ?”
Con questi sogni apocalittici che tu e i tuoi amici fate, si sta verificando quello che un profeta biblico - Gioele - predisse a proposito di questi nostri ultimi tempi; una profezia  che così San Pietro riportò nel suo discorso di Pentecoste: “
Negli ultimi giorni, dice il Signore, Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni (Atti degli Apostoli II,17)
Gianfranco mi dice che quei sogni che fa gli danno paura; “Lo credo” - dico io - “ma questa paura è salutare se la trasformiamo in preghiera.” Mi chiede allora della profezia dei Maya sulla fine del mondo, insomma dell’imminente 2012; gli mostro allora l’ultimo capitolo del libro che sto divulgando in Assisi - “Dalla Terra di Assisi lo spirito di profezia sul crollo dell’economia”, dove tocco l’argomento dei Maya, specificando subito che la fine del mondo prima e più che una serie di eventi apocalittici è una “persona”, l’unica persona nella storia che poté dire di sé stesso “Io sono l’alfa e l’omega, il principio e la fine” Sì, insomma, la fine del mondo è Gesù Cristo, che “tornerà a giudicare”, i vivi e i morti: un gran bel finale per quanti lo amano amando il loro prossimo…
Faccio notare a Gianfranco che Gesù ha detto esplicitamente:  “quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa”; diffidiamo dunque di “date certe” della fine del mondo; ma scrutiamo i vari segni premonitori che preludono al Suo ritorno segni di cui Gesù ci ha parlato per esteso nel suo lungo discorso profetico riportato dai tre vangeli sinottici.

Così con Gianfranco parliamo del moltiplicarsi dei terremoti; e gli cito un passo di San Luca (21:26) che sembra riferirsi proprio agli Tsunami, perché parla di “popoli in ansia per il fragore del mare e dei suoi flutti”.
Il colloquio si è prolungato, Gianfranco sembra essersi accorto di far tardi; ma prima di lasciarmi chiede come mi chiamo e mi dice che prima di venire ad Assisi aveva avuto come una premonizione che doveva incontrarsi con una persona che stava sola, proprio come si era realizzato con me, e che gli doveva dire cose importanti .. “Ma guarda la bontà del Signore !” - concludo - “Ti aspetto una di queste sere per pregare sotto i portici del Sacro Convento…”
 

Massimo Coppo
 


 

 

Top

Home