05/04/2011
Sto facendo una pausa in un
suggestivo angolo del vicolo di
Sant’Andrea, che dalla via San
Francesco sale alla chiesa di
Santa Margherita. Molti
fotografano quelle strette
scalette che salgono in alto,
anche perché dove iniziano c’è
da una parte la nota Loggia dei
Mastri Comancini, dall’altra una
bella fontanella d’acqua
potabile. Ma è sera, non ci sono
più passanti in giro, tra poco
io ridiscenderò il vicolo per
sistemarmi sotto i portici del
Sacro Convento di San Francesco
dove mi rendo presente ogni sera
dalle 21 e mezza, e dove ogni
tanto viene qualcuno (assisano o
turista-pellegrino), anche a
notte fonda, per parlare un po’,
pregare… cospirare perché riviva
l’Assisi antica, l’Assisi di San
Francesco.
Vedo passarmi davanti un giovane
con un giaccone scuro,
piccolino, con gli occhiali
(saprò poi che si chiama
Gianfranco, è di Salerno): sta
recandosi al convento delle
Suore Angeline, dove è ospite
per un paio di settimane.
Nel vedermi inaspettatamente
seduto lì da una parte, vestito
di sacco e con la bisaccia
accanto, dà in un sussulto. Ci
scherzo sopra: “Mi dispiace ti
sia spaventato. Tu pensa che
noi, parlo della comunità di cui
faccio parte, salutiamo dicendo
Amore e Pace!”. Altro che
spaventare …
Fraternizziamo, gli parlo della
comunità, del “profeta”
-
Il profeta di Assisi Marcello Ezechiele Ciai -
che l’ha
fondata nel 1980, delle profezie
che ha avuto, di come quella che
ebbe nel 1995 sul crollo
dell’economia si stia
realizzando sorprendentemente in questi giorni anche per quanto
riguarda la crisi nord-africana:
“vedo una carovana di profughi
in lutto” - aveva scritto
Marcello Ezechiele nel 1995, convalescente da una gravissima
malattia - “malati, feriti,
impiccati … portate acqua!
Portare pane ai fuggiaschi!
Perché non languiscano e
muoiano! ...”
“Ma lo sai” - mi dice
Gianfranco - “che da un po’ di
tempo sto avendo dei sogni
apocalittici ? Eppure non sono
credente - Ma anche dei miei
amici mi dicono di avere sogni
del genere …”
“Ma come fai a dire che non
credi, quando in te stesso stai
vivendo questi segni della
benevolenza di Dio, che ci
avverte di quello che sta per
avvenire, perché ci ravvediamo,
e lo preghiamo e Lui ci salvi ?”
Con questi sogni apocalittici
che tu e i tuoi amici fate, si
sta verificando quello che un
profeta biblico - Gioele - predisse a proposito di questi
nostri ultimi tempi; una
profezia che così San Pietro
riportò nel suo discorso di
Pentecoste: “Negli
ultimi giorni, dice il Signore,
Io effonderò il mio Spirito
sopra ogni persona; i vostri
figli e le vostre figlie
profeteranno, i vostri giovani
avranno visioni e i vostri
anziani faranno dei sogni
(Atti degli
Apostoli II,17)”
Gianfranco mi dice che quei
sogni che fa gli danno paura; “Lo
credo” - dico io - “ma questa
paura è salutare se la
trasformiamo in preghiera.” Mi
chiede allora della profezia dei
Maya sulla fine del mondo,
insomma dell’imminente 2012; gli
mostro allora l’ultimo capitolo
del libro che sto divulgando in
Assisi -
“Dalla Terra di Assisi lo
spirito di profezia sul crollo
dell’economia”, dove tocco
l’argomento dei Maya,
specificando subito che la fine
del mondo prima e più che una
serie di eventi apocalittici è
una “persona”, l’unica persona
nella storia che poté dire di sé
stesso “Io sono l’alfa e
l’omega, il principio e la fine”
Sì, insomma, la fine del mondo è
Gesù Cristo, che “tornerà a
giudicare”, i vivi e i morti: un
gran bel finale per quanti lo
amano amando il loro prossimo…
Faccio notare a Gianfranco che
Gesù ha detto esplicitamente:
“quanto a quel giorno e a
quell’ora, nessuno lo sa”;
diffidiamo dunque di “date
certe” della fine del mondo; ma
scrutiamo i vari segni
premonitori che preludono al Suo
ritorno segni di cui Gesù ci ha
parlato per esteso nel suo lungo
discorso profetico riportato dai
tre vangeli sinottici.
Così con Gianfranco parliamo del
moltiplicarsi dei terremoti; e
gli cito un passo di San Luca
(21:26) che sembra riferirsi
proprio agli Tsunami, perché
parla di “popoli in ansia per il
fragore del mare e dei suoi
flutti”.
Il colloquio si è prolungato,
Gianfranco sembra essersi
accorto di far tardi; ma prima
di lasciarmi chiede come mi
chiamo e mi dice che prima di
venire ad Assisi aveva avuto
come una premonizione che doveva
incontrarsi con una persona che
stava sola, proprio come si era
realizzato con me, e che gli
doveva dire cose importanti ..
“Ma guarda la bontà del Signore
!” - concludo - “Ti aspetto
una di queste sere per pregare
sotto i portici del Sacro
Convento…”
Massimo Coppo