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Estratto dell’articolo: “Eco Sacro” presagisce scelta Papa, di Cathleen Falsani,
sul quotidiano on line della California “Orange County Register”


 

"Eco Sacro": quando Dio vuole attirare la nostra attenzione, Dio non sussurra una volta solo e poi va avanti. Il messaggio viene a noi in echi provenienti da molte fonti e in molte forme…

In Piazza San Pietro, la notte prima delle elezioni di Papa Francesco, l'eco si è alzato in maniera potentissima con un pellegrino a piedi nudi vestito di sacco, il suo nome è Massimo Coppo. Un devoto di San Francesco d'Assisi, Coppo, che vive in condizioni di povertà intenzionale (dormendo nei portici della basilica di Assisi), era venuto a piazza del Vaticano, la notte che ci siamo incontrati, a pregare per i cardinali del conclave e per la Chiesa stessa - che tutto sarebbe stato "guarito" dalla corruzione e disunione. "Spero che sarà un papa che è povero o che capisce i poveri", Coppo ha risposto quando ho chiesto chi sperava sarebbe stato il 266esimo Papa. "Molte persone sono povere e stanno diventando povere .... Un Papa che parla di eternità - del paradiso - e persino di inferno in un mondo a cui non piace questo". Questo mi raddrizza i capelli dietro sul mio collo.

Meno di 24 ore dopo, il cardinale Bergoglio - un Gesuita che ha fatto voto di povertà e vive una vita di austerità semplice nonostante il suo ruolo di un principe della Chiesa, un uomo che ha speso tutto il suo ministero consacrato per stendere una mano ai malati e agli impoveriti, emarginati e senza diritti della popolazione della sua nativa Argentina - entrò nei sandali di San Pietro e ha scelto Francesco come il nome con cui il mondo (e la storia) lo conoscerà. Avevo visto Coppo in piazza San Pietro, poche ore prima che il Papa Francesco apparisse sulla loggia centrale della basilica. "Buona sera, Massimo," ho detto mentre passavo accanto a lui, in ginocchio in preghiera su una chiavica, mentre gli stranieri guardavano stupiti e scattavano foto di lui. "Buona sera, signora», rispose lui, guardando verso di me da sotto il cappuccio di sacco, con dolci occhi di blu ghiaccio, dopo che il mondo aveva incontrato Papa Francesco che, come sapete, abbandonò il saluto liturgico formale scritto per lui e invece ha salutato il mondo con un semplice, informale "Buona sera". Il giorno dopo, il Papa Francesco predicò la sua prima omelia nella Cappella Sistina per i suoi fratelli cardinali. Egli ha respinto un testo preparato per lui in latino e ha parlato a braccio in italiano (senza note) e con coraggio sul peccato, il pentimento, il Diavolo, Gesù e la croce.

A parte lo Spirito Santo, che ci viene detto aleggia sopra i Conclavi guidando i cardinali mentre pregano in silenzio ed emettono i loro voti, Coppo potrebbe essere stato l'unico nella Città del Vaticano a non essere sorpreso da Papa Francesco…

 

 

Questo è un articolo profetico, pubblicato il giorno dell'inizio del Conclave dal Corriere dell'Umbria,
il cui contenuto è stato diffuso da tutte le agenzie di stampa sia in Italiano che in altre lingue.
 

 




 


Gennaio 2013







San Francesco è vivo!
Di Carlo Antonio Ponti (Foto)

(Ecco l’estratto di un bel articolo pubblicato sul Corriere dell’Umbria su Massimo Coppo di Assisi)

 

Il Francesco odierno, che puoi incontrare la sera sotto il porticato della Basilica di Assisi, elevata per ospitare i pellegrini e i penitenti, i polpacci e i piedi viola dal freddo perché scalzo - Francesco, dice, andava scalzo, solo dopo la ricezione delle Sacre Stimmate, Santa Chiara lo obbligò a infilare delle pianelle -, e vestito di un sacco di iuta con cappuccio, non ha bisogno di fuggire dalla Patria per pagare meno imposte, non sa nemmeno che cosa siano, non conosce né iva, né spread, ignora fiscal cliff e iban, pin, codice fiscale… Sa che cosa sono gli euro quando tu gliene offri dieci per un opuscolo nel quale racconta la sua storia, la vita di chi si esilia dal mondo pur rimanendovi dentro, aspirando non a cambiarlo ma a viverci, spontaneamente, inconsciamente come esempio vivente. Ne ignoravo l’esistenza fino a qualche giorno fa, quando Assisi, la terra di chi il Presepio lo inventò nella notte di Natale del 1222, richiama come “spiritual magia”. Qui lo incontro e dice: “Il Santo non sono degno neppure di nominarlo; se sono qui è per testimoniare che il mondo è malato e si può guarire, con l'amore, anzi si deve”. Parlando, mi domanda chi io sia, rispondo che sono un cronista, allora il fraticello laico coperto di stracci e di barba lanosa e dalle gambe livide, mi confida che anche suo padre era un giornalista e scrittore. Ne domando il nome: “Alberto Coppo”. Esclamo di averlo conosciuto bene, ma guarda il caso! No, è la Provvidenza, sussurra, la luce negli occhi azzurri che sfidano il gelo e il buio. Alberto Coppo! Il suo “Fuori verde” vinse nel 1957 il Prix Européen di Ginevra per romanzi inediti. Questo l’incipit di una bella storia contadina ambientata nelle campagne di Terni: “Pietruccio Painu e Marietta del Pecoraro la sera delle Ceneri s’erano incontrati alla Misericordia. Erano venuti su con passo allegro salutando a gran voce..." Il poverello del gennaio 2013, suo figlio, si chiama Massimo, ha una sessantina di anni, ha diplomi di master frequentati negli Stati Uniti, ha una laurea in agraria da 110 e lode a Perugia. Ora Massimo (Coppo) se ne va scalzo per le strade dell’Umbria - ne son certo più felice di Depardieu e di Putin -, con la sacca e il bastone, in perfetta letizia, sulle tracce di chi sposò Madonna Povertà.
Davvero Giovenale non poteva cominciare meglio questo nuovo anno.

Carlo Antonio Ponti

 


 


 


Dicembre 2011

Dalla rivista "il cittadino"



 


 


05/04/2011

Sto facendo una pausa in un suggestivo angolo del vicolo di Sant’Andrea, che dalla via San Francesco sale alla chiesa di Santa Margherita. Molti fotografano quelle strette scalette che salgono in alto, anche perché dove iniziano c’è da una parte la nota Loggia dei Mastri Comancini, dall’altra una bella fontanella  d’acqua potabile. Ma è sera, non ci sono più passanti in giro, tra poco io ridiscenderò il vicolo per sistemarmi sotto i portici del Sacro Convento di San Francesco dove mi rendo presente ogni sera dalle 21 e mezza, e dove ogni tanto viene qualcuno (assisano o turista-pellegrino), anche a notte fonda, per parlare un po’, pregare… cospirare perché riviva l’Assisi antica, l’Assisi di San Francesco. Vedo passarmi davanti un giovane con un giaccone scuro, piccolino, con gli occhiali (saprò poi che si chiama Gianfranco, è di Salerno): sta recandosi al convento delle Suore Angeline, dove è ospite per un paio di settimane.
Nel vedermi inaspettatamente seduto lì da una parte, vestito di sacco e con la bisaccia accanto, dà in un sussulto. Ci scherzo sopra: “Mi dispiace ti sia spaventato. Tu pensa che noi, parlo della comunità di cui faccio parte, salutiamo dicendo  Amore e Pace!”. Altro che spaventare …
Fraternizziamo, gli parlo della comunità, del “profeta”
 - Il profeta di Assisi Marcello Ezechiele Ciai -
che l’ha fondata nel 1980, delle profezie che ha avuto, di come quella che ebbe nel 1995 sul crollo dell’economia si stia realizzando sorprendentemente in questi giorni anche per quanto riguarda la crisi nord-africana: “vedo una carovana di profughi in lutto” - aveva scritto Marcello Ezechiele nel 1995, convalescente da una gravissima malattia  - “malati, feriti, impiccati … portate acqua! Portare pane ai fuggiaschi! Perché non languiscano e muoiano! ...”

“Ma lo sai” -  mi dice Gianfranco  -  “che da un po’ di tempo sto avendo dei sogni apocalittici ? Eppure non sono credente  -  Ma anche dei miei amici mi dicono di avere sogni del genere …”
“Ma come fai a dire che non credi, quando in te stesso stai vivendo questi segni della benevolenza di Dio, che ci avverte di quello che sta per avvenire, perché ci ravvediamo, e lo preghiamo e Lui ci salvi ?”
Con questi sogni apocalittici che tu e i tuoi amici fate, si sta verificando quello che un profeta biblico - Gioele - predisse a proposito di questi nostri ultimi tempi; una profezia  che così San Pietro riportò nel suo discorso di Pentecoste: “
Negli ultimi giorni, dice il Signore, Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni (Atti degli Apostoli II,17)
Gianfranco mi dice che quei sogni che fa gli danno paura; “Lo credo” - dico io - “ma questa paura è salutare se la trasformiamo in preghiera.” Mi chiede allora della profezia dei Maya sulla fine del mondo, insomma dell’imminente 2012; gli mostro allora l’ultimo capitolo del libro che sto divulgando in Assisi - “Dalla Terra di Assisi lo spirito di profezia sul crollo dell’economia”, dove tocco l’argomento dei Maya, specificando subito che la fine del mondo prima e più che una serie di eventi apocalittici è una “persona”, l’unica persona nella storia che poté dire di sé stesso “Io sono l’alfa e l’omega, il principio e la fine” Sì, insomma, la fine del mondo è Gesù Cristo, che “tornerà a giudicare”, i vivi e i morti: un gran bel finale per quanti lo amano amando il loro prossimo…
Faccio notare a Gianfranco che Gesù ha detto esplicitamente:  “quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa”; diffidiamo dunque di “date certe” della fine del mondo; ma scrutiamo i vari segni premonitori che preludono al Suo ritorno segni di cui Gesù ci ha parlato per esteso nel suo lungo discorso profetico riportato dai tre vangeli sinottici.

Così con Gianfranco parliamo del moltiplicarsi dei terremoti; e gli cito un passo di San Luca (21:26) che sembra riferirsi proprio agli Tsunami, perché parla di “popoli in ansia per il fragore del mare e dei suoi flutti”.
Il colloquio si è prolungato, Gianfranco sembra essersi accorto di far tardi; ma prima di lasciarmi chiede come mi chiamo e mi dice che prima di venire ad Assisi aveva avuto come una premonizione che doveva incontrarsi con una persona che stava sola, proprio come si era realizzato con me, e che gli doveva dire cose importanti .. “Ma guarda la bontà del Signore !” - concludo - “Ti aspetto una di queste sere per pregare sotto i portici del Sacro Convento…”
 

Massimo Coppo
 

 

 

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